La piccola Elisabeth incontra Peter Thun.
Qualche giorno fa Elisabeth e la sua mamma hanno espresso il desiderio di conoscere il fondatore della Fondazione, Peter Thun. La bimba ha 7 anni e mezzo e frequenta il laboratorio del reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale di Bolzano dove, fin dalla primissima infanzia, si sottopone periodicamente a delle terapie farmacologiche.
Elisabeth si presenta in Fondazione con il suo variopinto dirndl, abito tradizionale altoatesino, ed un timido sorriso. Neanche il tempo di entrare nella stanza che, orgogliosamente, tira fuori da un sacchetto alcuni dei suoi lavoretti di ceramica per iniziare a giocarci: un cuore colorato, un criceto di nome Hamsti, un unicorno, e altri piccoli animaletti. Con lei ci sono la mamma Alga e il papà Gennaro che ci raccontano di come, da quando la bimba partecipa ai laboratori di ceramico-terapia, non percepisca più lo stress delle visite, che adesso rappresentano invece solo un intermezzo tra un lavoretto e l’altro. “Elisabeth non ha più paura di entrare in reparto”, aggiungono, “e questo è un grande traguardo che abbiamo raggiunto grazie al laboratorio”.
La bimba ad oggi deve tornare in ospedale una volta ogni tre mesi e, nel percorso di cura, per lei è diventato quasi una gioia perché sa che ogni volta potrà ritirare il lavoretto del laboratorio precedente, e crearne sempre di nuovi. Se da una parte è tenuta a sottoporsi ad esami anche particolarmente invasivi e fastidiosi, “quando mi mettono quel tubicino nel naso non mi piace”, ci dice Elisabeth, dall’altra l’impazienza di tornare a finire il lavoretto che ha iniziato rende tutto più rapido e indolore. “La bambina non pensa più all’esame che deve andare a fare”, continua la mamma, “ma al lavoretto che deve completare, quindi gli esami non sono più il pensiero fisso, ma solo un contorno”.
“La gente non si rende conto del bene che fate ai bambini”, conclude, “di come possa fare la differenza qualche momento passato a modellare tra un esame e l’altro”.