La quarantena vista dalla Fondazione.
Certi legami, si sa, sono difficili da intaccare, specie quando sono fondati su radici solide come quelle che uniscono i nostri volontari. Ma come sta vivendo questo periodo di lockdown la Fondazione? Ce l’ha raccontato da casa sua Paola Tamanini, nostra Coordinatrice delle Attività Istituzionali.
“Comunichiamo con i nostri volontari attraverso i gruppi Whatsapp, che sono attivi per ogni singolo laboratorio, e un gruppo chiuso su Facebook, diventato con il tempo una vera e propria community. Da sempre ci affidiamo alla tecnologia per sentirci vicini e far sentire la nostra presenza, oggi ancora di più. Abbiamo chiesto a volontari e ceramisti di mettere a disposizione le proprie doti creative per proporre attività da svolgere a casa con materiali facilmente reperibili, un po’ per tenere attivi i gruppi ma anche per occupare il tempo”. Non solo argilla, dunque. Ciò che conta è la creatività. “L’arte e la ceramica sono il fondamento della nostra attività e cerchiamo di mantenerle centrali anche in questo periodo di lockdown”.
Nonostante le difficoltà del momento, la parola d’ordine del team è positività. “Abbiamo tanta voglia di tornare alla normalità, ma ciò che conta di più in questo momento è non focalizzarsi troppo sugli aspetti negativi del periodo: per questo abbiamo chiesto ai vari gruppi di concentrarsi su pensieri e aspetti positivi della ceramica, del volontariato e del donare sorrisi ai bambini. Ciò che emerge con forza in questi giorni è l’impazienza dei volontari di poter tornare in laboratorio con i bambini, sentono molto la loro mancanza”.
Non solo la Fondazione vive con nostalgia l’interruzione dei laboratori di ceramico-terapia. “Ogni tanto riceviamo dei messaggi dalle psicologhe: loro continuano a garantire il servizio e sono spesso a contatto con i piccoli. Ci hanno detto che manchiamo molto nel reparto, mancano i volontari ma soprattutto la modellazione dell’argilla. Le famiglie e i bambini sentono il vuoto creato dall’interruzione dei nostri laboratori e in generale delle attività proposte in ospedale. Speriamo di poter tornare presto a donare sorrisi ai nostri piccoli guerrieri”.
“Per quanto riguarda i laboratori non credo ci saranno grandi cambiamenti perché, operando in reparti oncologici, sottoposti a regole molto strette e con un’attenzione forte all’igiene, i nostri volontari sono già abituati a indossare dispositivi di protezione e a non recarsi in ospedale in presenza di sintomi influenzali anche minimi. C’è una grande sensibilità da parte loro e ce ne sarà ancora di più. Da parte nostra posso dire che ci stiamo impegnando per fornire ai volontari ulteriori dispositivi per tutelare la sicurezza e la protezione personale”.