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Adesso però gioca sul serio!» mi ha rimproverato una volta un bambino, invertendo i nostri ruoli. Perché “facevo finta”, non ci mettevo abbastanza attenzione, forse pensavo ad altro. Così mi ha ricordato che per un bambino un bel gioco non solo non dura poco, ma è anche una faccenda molto seria.
Ogni gioco esprime tutte le sue potenzialità quando lascia al bambino
la maggiore libertà possibile, però all’interno di un “contenitore” ben strutturato, fatto anche di regole precise e cura per i dettagli. Qualsiasi partitella di calcio o a palla avvelenata è divertente, ma diventa una vera esperienza se organizzata all’interno di un torneo, con i colori delle squadre, un arbitro e magari un premio finale!
Quando un bambino partecipa per la prima volta ad
un laboratorio della Fondazione Lene Thun capisce presto che
il gioco con la ceramica è bellissimo e che i volontari ti fanno sentire bene accolto, ma ancora prima capisce che qui si gioca “sul serio”: ci sono gli
strumenti per la modellazione già preparati sul tavolo, i panetti di argilla nelle confezioni chiuse, i volontari con le magliette arancioni, i grembiuli ricamanti con il cuore della Fondazione, e perfino degli appositi sacchetti per le opere finite con su scritto il nome dell’autore.
Ma non solo. Accanto alla consueta attività di modellazione, che settimana dopo settimana produce tante piccole ceramiche da portare a casa, si può anche partecipare ad
un progetto più ambizioso, da fare tutti insieme: una vera grande opera d’arte (non “per finta”, non roba “da bambini”!) che
con il contributo di tutti piano piano prenderà forma, creando aspettativa e curiosità. E che sorpresa vederla alla fine così bella,
esposta in un vero spazio pubblico, ammirata da tutti! Così il gioco si allarga ancora: una creazione delle proprie mani, quindi
“un pezzetto di sé”, in qualche modo esce dalla corsia; si è meno soli e si affievolisce quella sensazione di non incidere più sulla realtà esterna che spesso accompagna i bambini e i ragazzi costretti per lungo tempo in ospedale. Negli anni le opere d’arte uscite dalle corsie degli ospedali sono state le più varie: i bambini hanno creato
boschi, mondi, giganti, e perfino le decorazioni per
l’albero di Natale di Piazza San Pietro a Roma. La preparazione dura alcuni mesi, il successo è assicurato dal supporto dei ceramisti e dei volontari; ogni bambino trova, opportunamente guidato, il suo spazio di inventiva ed espressione
secondo le sue capacità ed inclinazioni personali, le sue forze e i suoi tempi.
Nel corso di quest’anno i bambini dei laboratori “coltiveranno un giardino”… naturalmente di ceramica. Il nome dell’opera collettiva sarà infatti “Fiorisce un giardino“. Chiunque abbia coltivato un pezzetto di terra o anche solo delle piante sul balcone sa che un buon risultato necessita di cure costanti, attraverso tutte le stagioni dell’anno. Ma che gioia quando spuntano i primi germogli! E che soddisfazione poi, quando i fiori lo punteggiano di colori! Allo stesso modo, il giardino di ceramica crescerà un po’ alla volta, settimana dopo settimana, grazie al lavoro e alla creatività di tutti i partecipanti. E non sarà solo pieno di fiori, ma anche popolato di animali, personaggi ed ogni altra cosa che la fantasia più scatenata vorrà inventare.
La crescita delle piante e dei fiori è lo specchio della propria crescita interiore, alla ricerca della perfetta sintonia tra l’educare la terra e l’educare la propria persona. Con il passare dei secoli i giardini geometrici diventano sempre più elaborati e fantasiosi, diffondendosi nei grandi parchi privati e infine pubblici. Abili giardinieri creano un’infinita varietà di disegni e di colori.
Ai nostri giovani “giardinieri” ora il compito e l’occasione di coltivare il loro giardino come si coltivano i propri sogni, con l’augurio che un giorno fioriscano e si realizzino.
Piero Mazzoli, Responsabile Artistico e Membro del Comitato Scientifico