Si avvicina il 19 marzo, e siamo pronti a festeggiare i papà con i nostri laboratori creativi digitali.
Cristian è il papà di C., una bimba di 5 anni in cura presso l’Ospedale di Monza e, dall’inizio del 2021, ha partecipato insieme a sua figlia a tre laboratori di ceramico-terapia digitali. Un’occasione magica di condivisione tra padre e figlia che si ripeterà in occasione della Festa del Papà (qui il calendario completo dei vari temi che la Fondazione propone mensilmente a tutti gli iscritti) e che abbiamo chiesto a Cristian di raccontarci.
“Non conoscevamo la Fondazione fino a poco tempo fa: un giorno mi sono imbattuto per caso in un volantino appeso all’interno dell’ospedale e così ho deciso di iscrivere C. ai laboratori di ceramico-terapia digitali. L’impatto è stato molto bello, siamo rimasti sorpresi da questa nuova modalità di partecipazione: non pensavamo che ci fosse la possibilità di svolgere il laboratorio uno a uno, a contatto diretto con il ceramista, né tantomeno che avremmo ricevuto a casa un kit di modellazione con all’interno tanta argilla e un grembiule per la bambina. Ormai C. non lo toglie più, lo indossa tutti i giorni. Nonostante lo scetticismo generale nei confronti della tecnologia, è stata una piacevole sorpresa partecipare ai laboratori digitali della Fondazione, una sensazione che non ha prezzo e che ci fa apprezzare l’esclusività del momento”.
“Modellare l’argilla insieme è stato piacevole, soprattutto perché C. era attentissima a ciò che diceva il ceramista, al contrario di quanto spesso accade con i genitori, con cui si ha più confidenza. La presenza di una persona esterna alla famiglia è sicuramente un valore aggiunto: si è instaurata sin da subito una grande empatia, ed è stato molto bello da osservare. Insieme abbiamo realizzato un piatto, un portapenne, una scodella, alcune formine decorate e una conchiglia. Abbiamo sperimentato più forme, a volte facendoci guidare dai consigli del ceramista, a volte seguendo i desideri di C., ma ridimensionandoli in chiave più semplificata. Qualsiasi scelta fatta non è mai stata imposta, abbiamo sempre avuto molta libertà”.
“Mia figlia è stata felice di realizzare qualcosa con le sue mani: schiacciare, impastare e mescolare l’argilla e vedere infine l’oggetto finito l’ha resa contentissima; per lei era come aver dato vita a un gioiello. Poter creare qualcosa insieme è stata una vera emozione. Per me non era la prima volta, ho una formazione artistica, ma la cosa importante è stata la qualità del tempo passato insieme. Un giorno, quando c’era anche mia moglie, abbiamo parlato con il ceramista delle sue origini e nel giro di pochi minuti ci siamo ritrovati a suonare la Tarantella, lui con la chitarra e noi con i tamburelli: abbiamo fatto una sessione musicale improvvisata ed è stato bellissimo”.