Il linguaggio universale dell’amore - Fondazione Lene Thun

Il linguaggio universale dell’amore

Anche quest’anno gli studenti e le studentesse dell’Università del Piemonte Orientale ci sostengono con le traduzioni solidali.

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1 Agosto 2022

Far conoscere la Fondazione Lene Thun a sempre più persone, anche al di fuori dell’Italia, è fondamentale per diffondere i valori della nostra attività e i benefici derivati dalla terapia ricreativa. Da due anni possiamo contare sul prezioso supporto delle studentesse e degli studenti del dipartimento di studi umanistici dell’Università del Piemonte Orientale che, con le loro traduzioni solidali, ci aiutano a diffondere i nostri contenuti a un pubblico di lingua tedesca e a promuovere i valori che ci ispirano. L’attività nasce da un progetto di collaborazione curato dalle professoresse Miriam Ravetto, referente scientifica, e Eva Stückel, referente didattica.

Ora che il semestre si è concluso, abbiamo intervistato la professoressa Stückel e tre studentesse coinvolte nel progetto, Alessia, Beatrice e Chiara, per farci raccontare qualcosa di più su questa esperienza.

Traduttori solidali cercasi!

“Ero alla ricerca di regali solidali e per caso mi sono imbattuta nel sito della Fondazione Lene Thun” ci racconta la professoressa Stückel. “Navigando tra le pagine ho visto che cercavano traduttori solidali e siccome tengo un corso di grammatica e traduzione all’UPO, ho pensato di proporre una collaborazione. Quella che facciamo al corso è una traduzione attiva, cioè dall’italiano verso la lingua straniera, in questo caso il tedesco, e per noi è un importante esercizio di stile. Dopo aver tradotto il libretto del volontario, quest’anno ci siamo dedicati al bilancio sociale e a qualche altro documento”.

Università solidale.

I ragazzi che partecipano al progetto di traduzione solidale ricevono un attestato e, da quest’anno, anche dei crediti formativi, un piccolo segno di riconoscimento per l’impegno mostrato. “Il loro è un atto di solidarietà che va al di là della carriera accademica, i pochi crediti ricevuti sono per lo più un gesto simbolico” aggiunge la professoressa. “Per le ragazze e i ragazzi è stata un’occasione importante per capire cosa significa lavorare nel campo della traduzione e dell’interpretariato, ma anche per ritrovarsi dopo il Covid e la didattica a distanza”.

Un gesto nobile, che vale più di mille parole. 

“È stata una bella prova, anche perché un giorno vorrei lavorare come traduttrice”. A parlare è Beatrice, studentessa del primo anno della magistrale in Lingue e letterature moderne europee e americane. “Non è stato per niente facile, ci sono volute diverse ore e vari tentativi, ma dedicarsi a un progetto con un nobile fine ci ha regalato grandi soddisfazioni”. Anche Alessia, studentessa del terzo anno di Lingue straniere moderne è dello stesso avviso: “Grazie a questa esperienza abbiamo unito l’utile e il dilettevole. Non ho idea di cosa farò da grande: la mia è stata una sfida personale, che ho voluto fare per sperimentare, mettermi in gioco e fare del bene”.

Amore senza confini. 

“Partecipare al progetto è stata l’occasione per vedere concretamente come le conoscenze e le abilità acquisite in tutti questi anni di studi possano essere messe al servizio degli altri” spiega Chiara, studentessa del terzo anno di Lingue. “Mi piace pensare che, nel mio piccolo, la mia traduzione contribuirà a far conoscere la Fondazione Lene Thun anche in altri luoghi e, magari, a lungo andare, altri giovani e studenti di Lingue potranno mettere in gioco le proprie conoscenze per portare il progetto ancora più lontano, in molti altri paesi”.

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