La testimonianza della Dottoressa Antonella Guido.
Qualche settimana fa abbiamo avviato i primi laboratori di ceramico-terapia digitali, l’alternativa virtuale ai laboratori tradizionali che, nel periodo di lockdown, ha permesso a tanti bimbi e alle loro famiglie di incontrarsi per modellare l’argilla a distanza, in tutta sicurezza. Ma come sono stati accolti i laboratori digitali dai piccoli e dai loro genitori? L’abbiamo chiesto alla Dottoressa Antonella Guido, psicologa in servizio al Policlinico Gemelli di Roma.
“I pazienti oncologici pediatrici sono soggetti vulnerabili già esposti a un percorso terapeutico impegnativo: la situazione di rischio che abbiamo vissuto negli ultimi mesi ha creato maggiore ansia nei genitori e sicuramente un allarme in più anche nei bambini. Durante la degenza hanno vissuto un ulteriore cambiamento rispetto alla normalità del reparto: con le nuove limitazioni, si è acuita ancora di più la sensazione di isolamento nell’isolamento, carico che si è andato a sommare naturalmente alla diagnosi. Le visite sono state sospese e le attività pomeridiane interrotte. Per loro si trattava di rituali fondamentali”.
“Considerata la situazione, ci siamo sforzati di individuare percorsi paralleli. Personalmente, pur continuando a svolgere le attività espressive individualmente nelle stanze di degenza, ho accolto con favore la proposta di tramutare le attività laboratoriali di sempre in una modalità virtuale. I laboratori digitali rappresentano una grande risorsa in questo senso, perchè garantiscono continuità non solo all’attività laboratoriale ma anche alla relazione con gli operatori, con l’obiettivo di ridurre il distress dei ricoveri e promuovere il contatto sociale, di cui si sentiva la mancanza. L’appuntamento fisso con la nostra ceramista Matilde è stato importantissimo per garantire questa continuità: è stata un’esperienza molto particolare, i laboratori sono stati ben accolti da tutti”.
“La risposta è stata molto positiva, esattamente come avviene dal vivo. Certo, ci sono sempre dei pomeriggi in cui i piccoli sono più stanchi e hanno poca voglia di lavorare; ma la comodità di connettersi dalla propria stanza è stata una grande risorsa. Da una situazione di deprivazione abbiamo colto una risorsa preziosa che a mio parere è una bellissima scoperta: la modalità virtuale potrebbe infatti accompagnarci anche dopo, quando tutto tornerà alla normalità. Penso ad esempio ai bambini che sono a casa e hanno voglia di promuovere l’incontro virtuale con i laboratori per esprimere la propria creatività, anche dopo le dimissioni. Con questa modalità potremmo accompagnarli anche a distanza nel loro percorso terapeutico”.
“Grazie ai laboratori di ceramico-terapia digitali, l’ospedale diventa uno spazio positivo di cui poter usufruire anche a distanza. Offrono inoltre la possibilità di condividere lo spazio familiare, fungendo da ponte prezioso con i fratelli e i genitori, coinvolgendo tutti. Penso ad esempio a una bambina dimessa dall’ospedale con il suo kit di “ceramica domiciliare”, collegata dal giardino di casa con la mamma, il papà e la sorella: è stato un momento bellissimo, perché a volte si pensa che i fratelli ricoprano dei ruoli periferici, ma in realtà sono fondamentali durante tutto il percorso”.