Cosa si prova nel modellare l’argilla?
30 ottobre 2020

Abbiamo conosciuto Antonio cinque anni fa, durante uno dei nostri laboratori di ceramico-terapia: a quel tempo, Antonio era in cura nel reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, ed è stato proprio in quell’occasione che è avvenuto il magico incontro con l’argilla. 

 

Antonio oggi ha 20 anni e, nonostante stia proseguendo il percorso di cura nella sua Basilicata per via dell’emergenza sanitaria, non ha mai smesso di partecipare ai laboratori della Fondazione: grazie infatti all’introduzione dei laboratori digitali, i bambini e i ragazzi, possono portare avanti l’appuntamento con la ceramico-terapia anche da casa. 

 

Qualche giorno fa abbiamo fatto una chiacchierata con Antonio che, con tanto entusiasmo, ci ha parlato delle emozioni provate durante la modellazione dell’argilla: e chi meglio di uno dei protagonisti dei nostri laboratori, per raccontarci questa bellissima storia?

 

Ricordi d’infanzia.

Modellare l’argilla mi piace molto, mi ricorda quando ero piccolino e andavo all’asilo: le maestre ci facevano giocare con la plastilina, era morbida e si lavora come l’argilla. All’asilo avevamo tante formine a disposizione, mentre qui faccio tutto a mano: non è un problema, mi trovo bene anche così. Ho tutti gli attrezzi che mi servono e poi con Soani, la nostra ceramista, è tutto più semplice”. 

 

Dolci sensazioni. 

La sensazione di morbidezza quando tocco l’argilla mi rilassa: quando partecipo al laboratorio sono più contento, mi migliora l’umore. Finora ho realizzato diversi oggetti: un contenitore portapenne, decorato con quattro smile; altri piccoli smile che ho regalato a dei bambini vicini di casa; dei portagioie che ho fatto per una vicina e mia madre; una farfalla, un pesce e un porta sapone per mio fratello. Il lavoretto che mi ha reso più contento è stato un crocifisso che regalerò al parroco della cattedrale di Melfi: sono molto soddisfatto, gli farò una sorpresa. Appena sarà cotto metterò anche dei nastri, uno giallo, uno rosso e uno blu, così poi potrà appenderlo”. 

 

La soddisfazione del lavoro finito. 

Quando vedo l’oggetto finito sono molto contento, provo tanta soddisfazione. Mi dico - Wow l’ho fatto io da solo: l’ho dipinto, l’ho costruito, l’ho ideato io-. Quando lo vedo cotto sono veramente felice, sono riuscito a fare qualcosa, anche se sono solo all’inizio. Rispetto a prima, quando partecipavo ai laboratori di San Giovanni Rotondo, sono migliorato. Anche lì ho fatto tante cose: una casetta, la torre di Melfi e alcune sfere che abbiamo portato a Papa Francesco per decorare l’albero di Natale. Mi piaceva frequentare i laboratori in ospedale, con me c’erano anche altri ragazzi: era bello stare tutti insieme a chiacchierare. Un po’ mi manca, ma a parte questa differenza, il laboratorio digitale mi piace moltissimo come quello in reparto”. 

 

Un pensiero per Fondazione. 

Sono contento che la Fondazione mi permetta di fare i laboratori, non avevo mai modellato l’argilla prima d’ora. La ceramista è molto disponibile e brava: vorrei ringraziare tutti perché mi fanno passare un po’ di tempo diverso e mi mandano tutti i materiali per lavorare”. 

 

Siamo felici di poter donare un sorriso di speranza a tanti bambini e ragazzi, attraverso la magia della ceramica. Un ringraziamento speciale perciò ad Antonio e agli altri piccoli eroi con cui, ogni settimana, condividiamo un piccolo momento di gioia.