Un’emozione d’argilla
08 ottobre 2020

Le emozioni scaturite dall’incontro con l’argilla nascono, da una parte, attraverso il contatto fisico con il materiale, dall’altra, dalla relazione che i bambini instaurano con i volontari e i ceramisti. Attraverso il primo contatto con l’argilla, il bambino comincia a vivere le prime sensazioni: ne scopre le caratteristiche fisiche con gli occhi, con il tatto; si rende conto di avere tra le mani un materiale diverso dal solito, che si modella utilizzando l’acqua, che si asciuga o può restare umido a seconda di chi lo utilizza.

 

Tutte queste sensazioni donano benessere, stimolano la curiosità e lo stupore. Così il bambino, guidato dal suo istinto, tocca l’argilla, la osserva, crea la prima pallina, il primo colombino e immediatamente richiama alla memoria dei pensieri legati all’oggetto creato, come il gusto della pizza o l’immagine della nonna che prepara gli gnocchi. 


L'importanza delle relazioni.

Ma perché accada tutto ciò, è fondamentale che tra volontari, ceramisti e bambino si crei una relazione di fiducia: è solo così che, dopo una prima fase di insicurezza, il bambino inizia a pensare al lato creativo, a ciò che vorrebbe fare con quel panetto di argilla. Ritrova allora la possibilità di creare, di pensare, di mettersi in  gioco: il ceramista guida il bambino e lo aiuta a sentirsi capace quando si trova in difficoltà. 

 

Un laboratorio di emozioni.

Durante uno degli ultimi laboratori digitali, ho lavorato con M. una bambina di 11 anni ricoverata in ospedale a Bari. Era preoccupata per ciò che sarebbe stato il laboratorio, ma soprattutto, non era sicura delle sue capacità. Per sbloccare la situazione le ho chiesto di scegliere l’argilla che le piaceva di più, visto che nel kit ce ne sono di due tipi. Una scelta guidata dall’istinto e dalle sensazioni derivate dalla visione dal materiale che, in un attimo, hanno contribuito a creare una situazione piacevole. 


Da ape a farfalla.

M. ha toccato l’argilla con le mani, si è stupita della consistenza morbida e liscia. Avevo preparato una serie di oggetti da realizzare e lei ha scelto un’ape, più piccola e semplice da modellare, cosa che naturalmente la metteva più a suo agio. Dopo un primo momento in cui si atteneva scrupolosamente all’immagine proposta, è subito entrata appieno nel processo creativo e, attraverso la mia guida, ha capito come fare per lasciarsi andare. Nel giro di pochi minuti l’ape è diventata una bellissima farfalla. 


La magia della ceramico-terapia.

Dopo questo primo approccio, la bambina ha poi preso l’iniziativa chiedendo di poter fare una ciotola, che piano piano ha preso le sembianze di un fiore. M. era molto contenta, abbiamo lavorato più di due ore. Una grande voglia di mettersi in gioco, di avere il tempo impegnato in un modo costruttivo, tanta gioia e soddisfazione. L’argilla ha un potenziale enorme, ma è nella relazione con l’altro che si riesce a sviluppare la magia, ed è importante per i bambini che vivono una situazione difficile”.