Lettera di una mamma.
18 novembre 2018

“Sono la mamma di un piccolo campione del reparto di Oncoematologia pediatrica del Policlinico di Catania. Nel febbraio 2017 abbiamo intrapreso questo percorso assurdo, il mio piccolo aveva solo 9 mesi. Gli era stato diagnosticato un tumore cerebrale che aveva raggiunto dimensioni enormi per la testolina di un bambino così piccolo.

In una settimana, si è proceduto ad organizzare l’intervento che così come poteva restituirgli la vita, avrebbe potuto togliergliela.

16 ore infinite sono state quelle trascorse nell’attesa di rivederlo. L’ho salutato alle 9 del mattino sul lettino della sala operatoria ed ho potuto rivederlo solo la notte all’una, in una culla della terapia intensiva neonatale. Un post operatorio orribile.

Papà e mamma ci stavamo quasi preparando al peggio. Ma lui in quel momento ci ha dato un segno. Non si sarebbe arreso. Quando siamo rientrati in Oncoematologia in pochi erano fiduciosi del suo recupero.

Per lunghe settimane siamo stati sigillati in camera cercando di raccogliere i messaggi che il nostro piccolo ci voleva mandare e sostenendo la sua grande voglia di vivere. Ha superato momenti critici che non sto a raccontare, lui rinasceva e io imparavo a vivere. Per due lunghi mesi consecutivi siamo stati “ospiti” di quel posto orribile e allo stesso tempo meraviglioso per tutta l’umanità che c’è dentro. Lì abbiamo conosciuto Elisa e Mara, le vostre volontarie, che ci hanno aiutato a trovare sprazzi di felicità in quei lunghi pomeriggi del ricovero. Paolo piano piano recuperava, ogni giorno di più. Ma latente, qualche difficoltà ha rallentato il processo di riappropriazione della nostra vita.

Un secondo intervento e la necessità della chemioterapia. Il tumore non poteva essere rimosso per intero e quindi abbiamo avviato un protocollo di chemioterapia della durata di 18 mesi. Il 5 novembre abbiamo avuto l’ultimo ricovero. Dopo di che spero veramente non serva altro.

Il nostro piccolo oggi ha 2 anni e mezzo e può già raccontare quasi due anni di tormenti....quando ci ripenso mi viene da piangere.

Ho pensato di scrivere la storia di mio figlio direttamente alla Fondazione, per ringraziare chi ha avviato questo progetto della ceramico-terapia. Grazie per la dedizione che mettete in questo impegno che avete preso con i bambini oncologici. Grazie per la possibilità che regalate a noi di creare e dare vita a idee, pensieri belli e meno belli...in quel contesto.”